Franciacorta Satèn » Marco Simone & Setteville Nord

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Ott 22

Franciacorta Satèn

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Lussureggiante, maturo, morbido, rotondo. Ricorda l’incantevole sensualità che distingue la donna che si ha nel cuore. Uno di quei vini che fanno vibrare i sensi. Franciacorta Satèn, la femminilità e l’eleganza della seta

Così un noto produttore ne decanta i tratti salienti. Il Satèn è una delle massime espressioni dell’armonia, del piacere e del gusto del Franciacorta.

Per questa tipologia di spumante tradizionalmente si utilizzava il termine “Crémant”, che stava a indicare un Franciacorta elaborato in modo da sviluppare meno anidride carbonica e pertanto con una spuma più delicata del Franciacorta tradizionale. Il regolamento Cee 2045/89 del Consiglio europeo del 14/06/1989 introdusse nuove norme di utilizzazione della definizione “Crémant” che venne riservata esclusivamente ai vini francesi.

Per tal motivo nel 1990, grazie alla collaborazione e all’intuito di alcuni esperti della comunicazione, fu dato a questo particolare Franciacorta il nome “Satèn”. L’individuazione del termine è stata il frutto di una ricerca guidata attraverso un preciso percorso e un obiettivo: trovare un nome che, rispondendo a requisiti di musicalità e fonetica, designasse in modo sintetico la semplicità e il ricordo sensibile e puro della parola “seta” (come morbidezza e consistenza di tessuti) e della parola “satinato” (come immagine riflessa nel colore).

Nel biennio 1994/1995 contemporaneamente allo studio di zonazione viticola e enologica della Franciacorta, un panel sensoriale allenato di enologi e produttori della zona, effettuò 184 degustazioni di quel particolare vino per definire e codificare il metodo speciale di elaborazione, la migliore tipologia e le caratteristiche chimico fisiche e organolettiche del Franciacorta Satèn

Nel 1995, il Consorzio Franciacorta registrò il marchio “Satèn” per individuare quella particolare tipologia di Franciacorta, riservandola solo ai produttori associati al Consorzio di tutela che ne hanno piena disponibilità purché si attengano alle rigide norme di produzione. Il nome poteva essere usato dai soli produttori associati al Consorzio. Col Disciplinare pubblicato in G.U. il 7 luglio 2008 il Franciacorta “Satèn” diventa a tutti gli effetti una nuova tipologia che può essere prodotta da tutti i fruitori della Denominazione, associati e non al Consorzio.

Ma quali sono i segreti di produzione e le caratteristiche organolettiche che lo rendono così unico e speciale?

Rielaborati statisticamente e interpretati tutti i dati raccolti, la Commissione Tecnica del Consorzio ha stabilito e definito le caratteristiche produttive, chimico/fisiche e organolettiche del Franciacorta Satèn e la sua Carta d’identità:

Uvaggio: uve Chardonnay (prevalenti) e Pinot bianco fino ad un massimo del 50% (blanc de blanc). Non è consentito l’impiego di uve Pinot nero.

Unicità: rispetto agli altri Franciacorta è caratterizzato da una minore pressione in bottiglia, inferiore a 4,5 atmosfere, che ne determina la peculiare morbidezza gustativa.

Presa di spuma: Per il satèn si possono al massimo aggiungere 20 gr/litro di zucchero all’atto della presa di spuma.

Tempi di affinamento sui lieviti (dall’imbottigliamento alla sboccatura): 

  • Franciacorta Satèn: 24 mesi
  • Franciacorta Satèn millesimato: 30 mesi
  • Franciacorta Satèn riserva: 60 mesi 

Il contenuto di zucchero non deve essere superiore a 15 gr/litro e cioè viene prodotto solo nella tipologia brut.

Le caratteristiche e le peculiarità sensoriali che identificano e differenziano il Franciacorta Satèn sono il perlage finissimo e persistente quasi cremoso, il colore giallo paglierino anche intenso, sfumato ma deciso profumo di frutta matura, accompagnato da delicate note di fiori bianchi e di frutta secca anche tostata (mandorla e nocciola); al gusto, una piacevole sapidità e freschezza si armonizzano con un’innata morbidezza che ricorda le sensazioni delicate della seta. La sua armonia e morbidezza accompagnata dal gusto secco lo rendono ideale a tutto pasto, ma eccezionale con le paste al forno, i risotti delicati e piatti a base di pesce (storione, salmone, trota, coregone, tinca del lago d’Iseo ma anche tutto il pesce di mare), carni bianche.

Quello che oggi voglio proporvi per degustare al meglio questo affascinante spumante, e vista anche la stagione autunnale, è un delizioso risotto alla zucca. Ecco a voi la ricetta.

Risotto alla zucca, rosmarino e amaretti

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INGREDIENTI

Per 4 persone:

  • 300 gr. zucca
  • 320 gr. riso Carnaroli
  • 1 scalogno
  • un bicchiere Curtefranca bianco
  • 1 rametto di rosmarino
  • 4-5 amaretti tipo secchi
  • 20 gr. olio oliva extravergine
  • 50 gr. burro
  • 50 gr. Grana padano
  • brodo vegetale
  • sale
  • pepe

PREPARAZIONE

Stufare lo scalogno tritato in una padella con olio extravergine, aggiungervi la zucca a pezzetti, rosolare per qualche minuto e aggiungere il brodo vegetale fino a coprire.

Cuocere lentamente per 15/20 minuti e frullare il tutto.

In una pentola, scaldare 10 gr. di olio e tostare il riso, sfumare con il vino, continuare la cottura aggiungendo un mestolo di brodo e la crema di zucca, cuocere a fuoco vivace aggiungendo il brodo man mano che viene assorbito dal riso, fino a cottura (circa 15 minuti).

Togliere dal fuoco e mantecare con burro, formaggio e rosmarino, impiattare, in 4 piatti e cospargervi sopra l’amaretto sbriciolato.