L’educazione Socioaffettiva a Scuola » Marco Simone & Setteville Nord

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Apr 19

L’educazione Socioaffettiva a Scuola

Psicologia

socioaffettivaIn Italia il dibattito sull’introduzione dell’ “educazione sessuale” a scuola si è posto, contrariamente a quanto si può comunemente pensare, fin dai primi anni del secolo. Già nel 1902, il Ministro della Pubblica Istruzione rispose a domande dove si chiedeva che venissero istituiti negli ultimi anni delle scuole dei corsi di igiene sessuale per la prevenzione delle malattie veneree.

Pochi anni dopo, nel 1911, in corrispondenza con un significativo aumento della diffusione di malattie sessualmente trasmissibili (MST), venivano date le indicazioni per la prevenzione nelle scuole e si auspicava la promulgazione di una legge che disciplinasse l’obbligatorietà dell’educazione sessuale nella scuola, intesa nei termini di informazione sull’igiene sessuale. Si potrebbe continuare ancora per lungo tempo, in torno al dibattito sull’utilità e l’opportunità di introdurre obbligatoriamente l’educazione sessuale a scuola, ma quasi sempre per la necessità di intervenire ad arginare epidemie di malattie a trasmissione sessuale.

Solo dopo il Sessantotto, come conseguenza dei mutamenti sociali e culturali, si è cominciato realmente a porre la questione non solo in termini sanitari, ma come educazione alla sessualità inserita nel quadro di un armonico sviluppo della personalità. Dagli anni Settanta in poi vari fenomeni (l’istituzione dei Consultori Familiari, i dibattiti sulla contraccezione e l’introduzione volontaria della gravidanza, le tecniche di fecondazione artificiale, le malattie sessualmente trasmissibili e la necessità di agire attraverso la prevenzione) hanno contribuito a riaccendere il dibattito sull’introduzione dell’educazione sessuale a scuola, fenomeni che però non sono stati sufficienti a definire la questione dell’educazione sessuale a scuola.

La prima proposta di legge per l’introduzione dell’educazione sessuale nella scuola risale al 1975 e successivamente se ne sono aggiunte altre, fino ad arrivare al 1979 a un testo di proposta unificato. Da allora più volte tale testo è stato riproposto, con le dovute modifiche, ma mai è riuscito a superare la discussione delle commissioni parlamentari, in quanto il dibattito si arenava sulle questioni di ordine morale e valoriale. Dall’altra parte, anche la scuola ha assunto un atteggiamento conflittuale verso questo dibattito: da una parte vi è chi auspica che si arrivi in breve a una regolamentazione in materia, dall’altra chi tende a rimuovere il problema.

La ricerca pedagogica ha dato scarsi contributi sull’argomento, facendo vivere agli insegnanti una sensazione di delega esclusiva della responsabilità di fare educazione sessuale. Bisogna poi pensare alla complessità della tematica, anche in funzione dei mutamenti culturali e ai fattori di ordine etico che pongono anche problemi di rapporto con le famiglie.

Vi sono però altri fattori, che sono oggetto di discussione e che contribuiscono a confermare la necessità di introdurre l’educazione sessuale a scuola:

  • Il mutamento della struttura della famiglia con l’evoluzione dei modelli sociali e le profonde modificazioni dei ruoli maschili e femminili,
  • Il prolungarsi dell’adolescenza e della dipendenza dei genitori dovuto all’innalzamento del livello degli studi e al fenomeno della disoccupazione,
  • La graduale dissociazione tra sessualità e generatività che, al di là delle varie posizioni etiche e ideologiche costringe a ricercare nuovi valori, nuovi significati da attribuire alla sessualità umana,
  • L’aumento della pornografia e l’utilizzo sempre più vistoso dei messaggi erotici nei mass media,
  •  La ricerca di nuove forme di soddisfazione sessuale.

Viviamo quindi in un periodo in cui i principi, le regole, i ruoli e i modelli tradizionali si sono andati gradatamente sgretolando; allo stesso tempo però non è semplice trovare modelli e valori sostitutivi che permettano alle nuove generazioni di orientarsi. Tutto ciò permette di sostenere l’importanza di affrontare in modo sistematico l’ “educazione sessuale” nelle varie età della crescita e nelle varie agenzie della vita sociale, soprattutto nella scuola e nella famiglia.

Ritengo che, il “non fare” e il “metodo del silenzio” espongono bambini e ragazzi a paure, ansie, sensi di colpa, eccessi fantastici e comportamentali, che rischiano di contribuire negativamente allo sviluppo della personalità.

L’ “educazione sessuale” non può essere intesa come semplice trasmissione d’informazioni, ma deve essere inquadrata nell’ambito più globale dello sviluppo delle capacità comunicative e relazionali della persona. Un progetto di “educazione sessuale” deve rispondere alla doppia esigenza di corrette informazioni associate a un’ “educazione socioaffettiva”. L’ “educazione sessuale” pertanto può essere intesa come un progetto educativo generale di sviluppo della personalità nella sua globalità e delle potenzialità di ognuno; è un progetto di sviluppo della capacità di vivere la sessualità armoniosamente inserita nello sviluppo e nell’evoluzione globale della persona.

Oggi si parla quindi di “educazione socio-affettiva per sottolineare l’intenzione di definire la sessualità non solo per le sue dimensioni biologica e riproduttiva, ma anche per quella culturale, relazionale e affettiva. Il termine sottolinea l’importanza di prendere in considerazione sia gli aspetti fisiologici e corporei, sia tutto ciò che riguarda la consapevolezza e il riconoscimento delle emozioni e dei sentimenti propri e altrui.

Laura Colonna