Marco Simone & Setteville Nord

Feb 04

Altre Novità per la Sicurezza Stradale

Attività Comitato

Di seguito alcune delle novità che interessano la sicurezza stradale del nostro quartiere. 

Feb 02

Al via le Iscrizioni per lo Scuolabus 2015 – 2016

News

scuolabusDi seguito l’avviso pubblicato dal comune e il modulo per l’iscrizione al servizio scuolabus per l’anno 2015-2016. Le domande pervenute in ritardo, recita l’avviso, saranno considerate soltanto se vi saranno ancora posti disponibili. 

Clicca in basso per leggere l’avviso comunale o per scaricare il modulo di iscrizione.

scuolabus 

modulo iscrizione scuolabus 2015-16

linee_scuolabus (2)

 

(segui l’icona per vedere le linee dello scuolabus)

Inoltre si informa la cittadinanza fruitrice che, a breve sarà recapitato via posta ordinaria, a cura dell’assessorato alla cultura, il modulo di pagamento per l’anno in corso. Una volta pagato il dovuto e solo allora si avrà diritto di accesso alla nuova iscrizione 2015/16. Successivamente alla idoneità acquisita attraverso il pagamento di quanto dovuto, lo stesso settore amministrativo recapiterà sempre per posta, se i tempi lo consentiranno, il nuovo modulo di pagamento per l’anticipo del 50% riferito alla nuova iscrizione. In caso contrario, se i tempi non lo permetteranno,  gli utenti saranno informati per tempo, su come effettuare il pagamento dell’anticipo, presupposto che da diritto alla nuova iscrizione.

 

 

 

Feb 02

Neve e Grandine su tutto il Comune di Guidonia e Marcosimone imbiancato

Eventi

neve1Neve e Grandine nella Notte del 2 febbraio in tutta Guidonia, stessa cosa successa a Roma nella mattinata di sabato, causa di non pochi problemi alla circolazione stradale.

Sorpresa questa mattina a marcosimone con tutte le strade imbiancate da un misto neve e ghiaccio  che naturalmente ha fatto la gioia di tutti i bambini di marcosimone, ma non certo quella dei genitori preoccupati per via di punti critici del nostro quartiere, sia in uscita che in entrata. Tutto però si è svolto regolarmente, scuolabus in leggero ritardo e raccolta differenziata già in esecuzione dalle prime ore dell’alba, qualche rallentamento agli incroci e nei punti critici. neve2

Uno scenario da cartolina il nostro quartiere imbiancato ma anche una vera trappola in caso di neve abbondante. Chiediamo alle istituzioni di predisporre per l’emergenza considerando le criticità, come ad esempio la salita/discesa di via norvegia, impraticabile in caso di neve.

Oggi il sole predomina e sicuramente scioglierà tutto il ghiaccio e la neve anche ai bordi delle strade, ma già da domani sono previsti nuovi temporali e così fino a venerdì e, chissà…………….. 

 

Gen 31

Nuovo Corso di Inglese Avanzato per Adulti con Professoressa Madrelingua

Attività Comitato

Siamo al quindo corso aperto in breve tempo. Non a caso i cittadini ci chiedono di organizzarli. La lingua inglese è oggi opportunità di crescita e lavorativa ma è anche per molti fondamentale per allacciare rapporti imprenditoriali, commerciali o anche di amicizia con il mondo intero.

Questa volta il corso va in contro a chi studia e lavora ed è già attivo ogni lunedì alle 20:30, ed è rivolto a chi è già pratico della lingua. Infatti, la Professoressa aiuterà gli allievi non soltanto a capire l’inglese ma anche e soprattutto a parlarlo.

Come tutte le insegnanti ai corsi di inglese anche la Professoressa Maria Silvana Tanzi è di Marcosimone ed è come le altre preparatissima e motivata, il vantaggio di essere madrelingua inoltre è tutto a favore degli allievi che avranno la possibilità di confrontarsi, esercitando il parlato, come nella realtà.

Fatevi pure avanti, ci sono ancora posti disponibili.

Per le iscrizioni o ricevere informazioni rivolgetevi all’associazione “il mondo che vorrei” in via anticoli corrado 57/d.

Gen 31

Molti Usano Pesticidi E Ogni sorta di Insetticida Anche Nei Giardini – Basta-

Ambiente

imagesCAQM4X18Le api stanno scomparendo. A partire dalla fine degli anni ’90, molti apicoltori (soprattutto in Europa e Nord America) hanno iniziato a segnalare un’anomala diminuzione nelle colonie di api. Il fenomeno ha riguardato principalmente i Paesi dell’Europa centrale e meridionale. Sia le api domestiche che quelle selvatiche rivestono un ruolo fondamentale per la produzione di cibo. Anche altri insetti, come bombi, farfalle e mosche, danno il loro contributo al processo naturale di impollinazione. Senza gli insetti impollinatori, molti esseri umani e animali avrebbero difficoltà a trovare il cibo di cui hanno bisogno per la loro alimentazione e sopravvivenza. Fino al 35% della produzione di cibo a livello globale dipende dal servizio di impollinazione naturale offerto da questi insetti. Delle 100 colture da cui dipende il 90% della produzione mondiale di cibo, 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle api. Solo in Europa, ben 4000 diverse colture crescono grazie alle api. Se gli insetti impollinatori continueranno a diminuire come sta succedendo da anni, molti alimenti potrebbero non arrivare più sulle nostre tavole.

fonte – greenpeace –                                                                              Una storia a lieto fine.

Gen 28

Bisticci e Litigi tra Bambini

Psicologia

La cosa migliore e piu’ sana per il loro sviluppo psicofisico che i bambini sanno e devono fare, è giocare.

bsmbini-che-giocanoMa bambini inevitabilmente caratterizzati da esigenze e temperamenti diversi, anche se condividono un gioco gradito e coinvolgente, è facile che si ritrovino all’improvviso invischiati in un’ostilità, in un bisticcio.

I bambini hanno una capacità innata di porre fine ai bisticci e di giungere ad una riconciliazione spontanea quando interagiscono all’interno di un gruppo: prima dell’età adolescenziale è estremamente difficile (se non impossibile) che nascano inimicizie ed antipatie stabili e durature se i bambini condividono lo stesso contesto (fisico, psicologico, relazionale) quale  può essere la famiglia per i fratelli, la classe o un gruppo in cui ci si trova quotidianamente per giocare.

 Dobbiamo sapere che quando i bambini in età prescolare o scolare bisticciano tra di loro, poi trovano sempre il modo per riconciliarsi ed il gruppo ritrova la sua coesione, senza che ci sia la necessità di un intervento da parte degli adulti.

Anzi, è spesso possibile verificare come sia proprio l’intervento di un adulto  a rendere la situazione piu’ complicata in quanto la sua  ingerenza  rimanda ai bambini l’idea che la circostanza è talmente seria e difficile da risolvere, che da soli non possono farcela, pertanto è necessario l’intervento dei grandi!mamma-e-papà

E queste considerazioni meritano un’attenzione piu’ marcata se ad intervenire sono la mamma e/o il papà per mettere pace in un bisticcio tra fratelli: il loro intervento dovrebbe essere tale da non lasciare degli strascichi su chi ha ragione e chi ha torto (e spesso già solo questo non è facile da discriminare nettamente), chi è il “cocco” di quel genitore e chi no…insomma il loro intervento potrebbe aggiungere complessità gratuite all’interno di una relazione tra fratelli e di un processo di riconciliazione  che in breve avverrebbe in modo spontaneo.

 Allora, se il bisticcio è lieve, sforziamoci il piu’ possibile di assumere un atteggiamento di tolleranza, cerchiamo di non essere intrusivi, limitiamoci a guardare a distanza che succede e nel caso in cui i bambini ci interpellino per stabilire chi ha ragione e chi torto, tiriamocene fuori senza esitazione rimandando loro che siamo certi che la soluzione la possono trovare da soli, se la cercano insieme.

 Ma come ci dobbiamo comportare se ci rendiamo conto che la situazione degenera  ed il litigio sta diventando o è già diventato violento? In questo caso occorre agire tempestivamente, senza bisogno di spiegazioni.            bambini-che-litigano

Se ci accorgiamo che i bambini sono sul punto di passare alle mani e la situazione è diventata ingestibile, allora è opportuno fare un “intervallo”: con decisione vanno allontanati l’uno dall’altro e tenuti separati per un po’ ( “regola del time out”).

 Ancor piu’ decisamente occorre intervenire se il litigio si è trasformato in una zuffa: li possiamo separare e bloccare fisicamente, ma la regola aurea da seguire in questi casi consiste nel non picchiarli mai, anche quando la situazione è fortemente irritante e ci sentiamo particolarmente in collera per quanto sta accadendo (soprattutto se uno dei due fratelli ha avuto la peggio e piange per il dolore che l’altro gli ha cagionato).   In questi casi dobbiamo sforzarci di mantenere l’autocontrollo.

 I bambini hanno bisogno di apprendere e per questo si fidano dei loro genitori, vi si affidano e dipendono da essi o comunque dalle persone da cui traggono accudimento e contenimento fisico e psicologico.

I genitori parlano con i propri figli, comunicano loro le regole cui devono attenersi e si aspettano che i figli vi rispondano. Certamente i bambini ascoltano, ma ciò a cui danno davvero importanza non sono le parole, ma i fatti: ciò che realmente influisce sull’apprendimento dei bambini (anche quelli di 2-3 anni) è l’esempio concreto, il modello, che gli danno i genitori attraverso il loro effettivo comportamento.

Che la cosa ci piaccia o no, dobbiamo essere consapevoli che i nostri figli ci tengono costantemente d’occhio: hanno bisogno di sapere come si devono comportare, quali sono i loro e gli altrui limiti, ed il modo migliore per saperlo consiste nel vedere come agiscono mamma e papà, e verificare se quello che loro dicono e chiedono agli altri, poi loro lo fanno per primi oppure no.

 Date queste premesse, ecco quindi che agli occhi dei bambini perde completamente di significato il monito di mamma e papà a non picchiare, se poi in certe situazioni sono gli stessi genitori ad alzare le mani e ad usare proprio quello stesso strumento che loro dicono che non debba essere utilizzato.

La conseguenza immediata è che mamma e papà perdono di credibilità agli occhi del figlio perché dicono una cosa e poi ne fanno un’altra: “allora non è vero che le botte non si devono dare, se voi me le date!”, “perché io non devo dare le botte e tu-voi si?!”….

“Predicare bene e razzolare male”, direbbe qualcuno….E questa è la ragione per cui le botte non sono mai servite a far capire ai bambini che le botte non si devono usare: è ovvio se ci riflettiamo un momento, no?

Quindi: qualunque cosa succeda, mai picchiarli! (Anche per altre ragioni che meriterebbero una trattazione a parte, quali il senso di umiliazione e di prevaricazione dei propri limiti che avvertono e subiscono nettamente i bambini in questi casi, e che a lungo andare danno conseguenze sull’autostima e su comportamenti oppositori e provocatori…ma questo, appunto, è un altro discorso che al momento tralascio di trattare).

 Ed allora che facciamo?

Se i litigi sono frequenti, l’adulto parla separatamente ad ognuno ed ascolta le ragioni di entrambi, dando suggerimenti per risolvere il problema.bambini-che-fanno-la-pace

Ai bambini di età prescolare che competono per avere lo stesso giocattolo, possiamo insegnare il “gioco dei turni”: mentre l’amichetto o il fratellino usa il giocattolo, lui/lei in attesa del proprio turno, incomincia a giocare con un altro. Questo apprendimento realisticamente ce lo possiamo aspettare tra i 4 ed i 6 anni.

 Possiamo anche insegnare ai bambini ad esprimere le loro emozioni negative (come la rabbia) in modi non violenti, come per esempio invitandoli a disegnare l’uno il ritratto dell’altro quando sono arrabbiati o hanno litigato: in questo modo tutto può finire in una risata e al contempo si insegna loro che anche gli amici possono litigare, ma poi tornano a giocare e a divertirsi insieme.

 Altre soluzioni possono essere decidere di cambiare gioco, sfogare la propria rabbia facendo una bella corsa in cortile, nel corridoio, o prendendo a calci un cuscino.

Oppure, darsi un tempo limite: ai litiganti si danno 4-5 minuti di tempo per trovare una via d’uscita al litigio, altrimenti dovranno accettare il verdetto dei grandi… “uomo avvisato, mezzo salvato”…

MGF

Gen 24

La Val D’Aosta e i suoi scenari in un incontro conviviale “a la ronde”

Enogastronomia

Santo Graal, Grolla, Coppa dell’Amicizia. Dalle vette e i suoi castelli, tra le valli e lungo il fiume, simboli e identità del paesaggio Valdostano

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Joseph Mallord William Turner, Chatel Argent and the Val D’Aosta from above Villeneuve, 1836

 

Anche lo sguardo del pittore inglese, nel suo “tour” del 1836, rimase rapito da questa regione alpina per eccellenza. Joseph Mallord William Turner realizzò alcuni dei più bei dipinti riguardanti il grandioso scenario di questi luoghi e che rappresentano tutta la forza creativa di colui che è ritenuto uno dei maggiori paesaggisti nella storia dell’arte di tutti i tempi

 

La Valle d’Aosta, piccola regione italiana al confine con la Francia e la Svizzera, è la meta turistica preferita dagli amanti della montagna e degli sport invernali. Immersa tra le Alpi, la Valle d’Aosta è abbracciata dalle vette più alte d’Europa: il Monte Bianco, il Monte Rosa, il Cervino ed il Gran Paradiso.

Località come Courmayeur, Cervinia, Pila sono tra le più gettonate sia per trascorrervi una avvincente settimana bianca durante i mesi invernali che per godere del fresco e degli affascinanti panorami montani in estate e che sono anche un invito a coglierne l’identità attraverso le arti, le tradizioni locali e le eccellenze enogastronomiche.

coppa

Coppa dell’Amicizia

L’arte valdostana è ricca di simboli che si possono far risalire a tradizioni antichissime, addirittura preistoriche. Guardando le incisioni rupestri presenti nel territorio della regione ed alcune forme ed incisioni lignee sugli oggetti presenti alla millenaria fiera di sant’Orso, possiamo notare che alcuni segni si conservano nel tempo mentre altri si trasformano dando vita a forme nuove. Tra gli innumerevoli oggetti tipici della produzione artigianale valdostana, variamente scolpiti ed ornati, quello che sicuramente è oggi il più conosciuto e che forse rappresenta per eccellenza la Valle d’Aosta sono la famosa “Grolla” e la Coppa dell’Amicizia.

Per essere precisi, la coppa dell’amicizia deriva dalla grolla, ma non deve essere confusa con questa.

La coppa dell’amicizia è panciuta, larga e presenta i caratteristici beccucci (che servono per bere “à la ronde”, cioè passandosi il recipiente di mano in mano, senza mai appoggiarlo). La sua origine risale a tempi antichi, quando era utilizzata quotidianamente come scodella di legno. Solo col passare degli anni ha assunto l’odierna forma.

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Grolla

La grolla valdostana, invece, è un grande calice e, quindi, ha una forma verticale. L’etimologia di grolla è incerta, ma si dice che possa derivare dal Graal, il calice in cui bevve Gesù durante l’ultima cena. Di certo la grolla faceva parte fin dall’alto medioevo degli oggetti in uso nei castelli della Valle d’Aosta.

La coppa dell’amicizia è tradizionalmente usata per bere il caffè alla valdostana. Per utilizzarla al meglio, la tradizione vuole che la coppa abbia tanti beccucci quanti sono gli amici che intendono partecipare al rito. La coppa deve essere passata in senso antiorario e ognuno deve attingere al proprio beccuccio. La coppa non deve mai essere appoggiata, ma deve passare di mano in mano fino a quando il caffè non è terminato.

Passando di mano in mano, la “Coupe” dispensa a ciascuno la propria razione di caffè alla valdostana, con un ampio margine per ripetere il giro più e più volte. Difficilmente, però, si beve sempre dallo stesso beccuccio, e questo conferisce al rito quel tocco di promiscuità che crea aggregazione e coinvolgimento. Che crea amicizia, appunto.

Tradizionalmente il caffè alla valdostana viene consumato nelle fredde giornate invernali, dopo una giornata sugli sci, intorno a un camino.

L’usanza valligiana della bevuta comune “de la ronde”, cioè passarsi il boccale di mano in mano in senso orario ed augurarsi una buona salute, è sopravvissuta nei secoli e la coppa che veniva e viene usata per l’occasione non ha sicuramente cambiato forma almeno dal tempo delle Crociate in Terrasanta. La grolla, infatti, è un vaso in legno duro, a volte di radica, la cui capacità è in genere di cieca due litri. Oggi la produzione a scopo di vendita ha dato vita a grolle di diversi formati e dimensioni.

Vi sono diverse leggende intorno alla nascita della grolla valdostana, ma in ogni caso essa ricalca le forme del Santo Graal, la coppa nella quale Gesù bevve durante l’ultima cena e che Giuseppe d’Arimatea utilizzò per raccogliere le gocce di sangue del Cristo crocifisso.

Il termine “grolla” deriva chiaramente dal Graal, citato per la prima volta nel poema di Chrétien de Troyes, scritto intorno al 1188. La parola romanza graal deriva dal basso latino gradalis o cratalis, dal latino classico crater e dal greco krater e si francesizzò in grale, grole, grolle a seconda delle trasformazioni fonetiche dei vari dialetti regionali dove questo oggetto per bere era in uso.

Come abbiamo detto la grolla è una coppa in legno duro, chiusa da un coperchio, fatta generalmente al tornio. Ha una forma elegante, spesso slanciata, sostenuta da uno stelo più o meno lungo che poggia su un piede di base. A seconda della sensibilità o dell’abilità dell’artista la grolla è scolpita, cesellata, delicatamente intarsiata con festoni semplici o elaborati, ricca di figure allegoriche o recante il monogramma IHS (Iesus Hominorum Servator, Gesù Salvatore degli Uomini).

La grolla ha mantenuto inalterata la sua forma: è infatti la stessa di quelle dell’epoca delle Crociate, quando i trovatori del ciclo bretone descrissero questo enigmatico vaso protagonista della famosa Cerca istituita da Merlino e coinvolgente i cavalieri della Tavola Rotonda.

Nella tradizione storica la grolla fa la sua comparsa nel XV secolo, quando Carlo il Temerario Duca di Borgogna cita nei suoi inventari “… une grolle d’Alemaigne d’or, à couvercle couronné, garnitures de plusieurs balais, saphirs et perles …” e lo stesso si conosce a proposito di quelli di Amedeo di Savoia nel 1493 “”… une grolle d’Alemaigne de broyére … une grande couppe appelée grolle de jaspe …”. Negli stessi anni gli inventari valdostani non parlarono espressamente di grolle e ciò stupisce, ma nel 1565 si trovano accenni con altri nomi “… trois esguires d’argent, l’une avec son couvercle …”.

In Valle d’Aosta la grolla come oggetto e come termine arrivò probabilmente attraverso i valichi del Grande e del Piccolo San Bernardo, per mano e bocca dei pellegrini della Borgogna. Tuttavia la particolarità che distingue la regione dalle altre zone nelle quali la grolla è passata è che è l’unico luogo nel quale essa ha conservato la sua funzione, oltre che il nome, originale. Infatti sia in Savoia come nella Svizzera Romanda il termine indica una coppa ornata e decorata che non viene utilizzata per bere in compagnia.

Diverse leggende in ogni caso vengono tramandate a proposito della tradizione della grolla nell’artigianato valdostano. La particolarità è dovuta al fatto che in Europa la Valle d’Aosta è l’unico luogo in cui si producono grolle.

Una di queste leggende narra che fu il passaggio di Giuseppe d’Arimatea, mentre si recava in Inghilterra, ad ispirare un artigiano valdostano a scolpire (o a fondere) la coppa in onore del suo signore; un’altra invece racconta che furono i cavalieri crociati di ritorno dalla Terrasanta a portare il Graal in Valle d’Aosta.

Anche se ci piace credere ad entrambe queste leggende, è molto più probabile che le corti europee dell’epoca furono il teatro delle canzoni e dei racconti dei menestrelli ispirati al Sacro Graal e che la Valle d’Aosta, con i suoi numerosi castelli, sia stata una terra fertile per accogliere le magnifiche storie del ciclo bretone.

La coppa dell’amicizia è un altro oggetto tipicamente valdostano e che spesso alcuni confondono con la grolla. L’opinione di alcuni studiosi è che essa sia un oggetto a se stante, mentre altri pretendono che sia una volgarizzazione della grolla (d’altronde pare che essa sia stata “inventata” solamente fra il 1936 ed il 1947).

La coppa dell’amicizia, a differenza della grolla, non è un calice ma piuttosto un vaso basso munito di diversi beccucci che veniva usato anticamente in alcune cerimonie paraliturgiche dette venage (vinagium in latino) durante le quali una coppa circolava in chiesa e da essa i fedeli bevevano un sorso di vino, forse un rito officiato anticamente dalle conhospitae nella tradizione irlandese.

E direttamente dalla Valle d’Aosta, ecco la ricetta originale per fare il caffè alla valdostana, bevanda della tradizione, ottima in queste giornate fredde e uggiose magari accoccolati davanti al camino, in compagnia di amici … o in una serata a due!

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Ingredienti

  •    4 tazzine di caffè;
  •    3 tazzine di grappa valdostana;
  •    1 tazzina di Génépy o Cointreau;
  •    6 cucchiaini di zucchero;
  •    1 scorza di limone;
  •    1 scorza di arancio;
  •    1 stecca di cannella.

 

Istruzioni

Preparare il caffè con la classica moka e nel frattempo scaldare a bagnomaria la grappa e il Génépy

Appena è pronto il caffè, versarlo nella coppa, aggiungere la grappa e il Génépy, quindi lo zucchero, la cannella e le scorze di limone ed arancio.

Attenzione, versando lo zucchero, la grappa e il génépy, bisogna cospargere anche i beccucci e l’orlo della coppa!

Mescolare con cura il caffè e lasciar riposare tutto per alcuni minuti, quindi accendere il fuoco e servire: l’effetto scenico è assicurato!!!

Il fuoco va spento quando lo zucchero diventa caramellato, semplicemente mettendo il coperchio alla coppa.

Bevendo “à la ronde”, dai beccucci, in senso antiorario, si creerà una complicità ed un’atmosfera per una serata davvero indimenticabile…provare per credere!

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